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 Post subject: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Fri Mar 13, 2009 9:01 am 
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I prefer to post here, in "my interest", cause I really believe in the respect of the nature and animals.
I take care of enviroment, even if, of course I have an impact on it, just right now, using electricity...
but I do take care of wasting water, oil and all the other energy.
I try to recycle my domestic waste...paper, glass, plastic...

it want safe the world, but if everyone would give a small coherent contribution, acting in the best way, we could safe our old mother...the earth!


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lo inserisco tra le mie "passioni", perchè la cura ed l rispetto di animali e natura, la considero tale.
da anni, sonoa ttento agli sprechi energetici, ceto ora usando internet, sto "sprecando" energia, ma generalmente sto attento ai consumi dell'acqua, el gas, della benzina, dell'elettricità...

faccio raccolta differenziata dei rifiuti domestici, non sporco l'ambiente circostante, sono sicuro che se ognuno facesse piccoli gesti quotidiani, in questo senso, si potrebbe aiutare a trattare meglio la nostra vecchia mamma...

la terra!


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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Fri Mar 13, 2009 9:02 am 
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2050: bancarotta energetica
Gli ambientalisti: per non soccombere entro il 2030 si dovrebbe fare a meno del 50% dei combustibili fossili


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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Fri Mar 13, 2009 11:40 pm 
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but if everyone would give a small coherent contribution, acting in the best way, we could safe our old mother...the earth!


that is the important point! all of us should start with it. there's no time to wait!! if everyone of us starts tomorrow we can change a lot. many people think that they are not important but if all of us would think like that then nobody would care about anything. let's start guys!


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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Sat Mar 14, 2009 1:31 pm 
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Effetto serra: se non rallenta orsi polari estinti entro il 2100

Se il clima continua ad aumentare il 90% dei coralli della Grande Barriera sparirà nei prossimi 40 anni


specie a rischio
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NEL MARE - Si riducono anche le risorse alimentari marine per effetto delle correnti oceaniche stravolte o per la riduzione della banchisa antartica o per l’acidificazione degli oceani dovuta all’aumento di livelli di anidride carbonica nell’atmosfera. A rischio dunque per un incrocio di fattori negativi balene, capodogli e delfini. Dai mari traggono cibo anche i pinguini imperatori e i pinguini di Adelia: delle 19 specie di pinguini 11 sono minacciate di estinzione. Con un aumento di 2°C il 50% dei pinguini imperatore e il 75% di quelli di Adelia è destinato a scomparire. Anche le tartarughe marine vivono una crisi tutta particolare: c’è un totale squilibrio tra maschi e femmine giacchè i 34°C che si registrano sulle spiagge rispetto alla media 25-32°C risultano letali per le uova e comunque riducono la nascita degli esemplari maschi. Per gli orsi polari i numeri sono particolarmente drammatici: con l’incremento delle temperature fino a 5° nell’Artico negli ultimi 100 anni, sta scomparendo l’habitat vitale per questi predatori e le loro prede. 6 sottopopolazioni sono già in declino e all’attuale tasso di riduzione di ghiaccio, il 42% dell’habitat estivo dell’orso polare potrebbe andare perduto entro la metà di questo secolo.

NELL'ARIA - Effetto-clima anche sugli uccelli marini più grandi del pianeta, gli Albatross, particolarmente fedeli ai loro nidi e dunque maggiormente a rischio quando si tratta di isole antartiche remote come le Macquarie, Mewstone, Pedra Branca, etc. «Potremmo vivere in un mondo in cui gli elefanti non vagano più nella savana, gli oranghi si trovano solo in cattività e gli orsi polari che si spostano sui ghiacciai appaiono solo nei documentari d’archivio? Nessuno di noi può accettare questo scenario. Sarebbe un mondo triste e più povero senza gli equilibri dinamici essenziali che garantiscono anche la vita umana – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia - Gli individui, le società e i governi devono fare qualunque cosa in loro potere per impegnarsi nella lotta ai cambiamenti climatici e mitigare gli impatti sulla biodiversità e i ricchi habitat naturali dai quali dipendiamo tutti noi».


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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Sun Mar 15, 2009 3:58 pm 
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Il Wwf chiede ai singoli come alle amministrazioni locali di lasciare al buio per un ora, dalle 20.30 alle 21.30 del 28 marzo


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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Mon Mar 16, 2009 1:47 pm 
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chi vive al sud, sa del problema del randagismo...che ha provocato la tragedia...

«Aggressioni di cani, mancano le leggi»

«INATTIVITÀ DEI SINDACI» - Il sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha chiesto un incontro con l'assessore siciliano alla Sanità, Russo. «Da quando mi sono insediata denuncio l'inattività colpevole dei sindaci del centro-sud» dice Martini, sottolineando che «il randagismo è un problema gravissimo di salute e incolumità pubblica e che i mancati investimenti di risorse destinate alla raccolta, alla "chippatura" e al ricovero degli animali vaganti sta diventando un fenomeno altrettanto grave. La Sicilia è ampiamente nota per fatti gravissimi non solo di randagismo, ma anche per di maltrattamento sugli animali». Era stata l'Associazione dei veterinari a chiedere l'intervento del ministero e la creazione di un tavolo di coordinamento con le strutture private. «Il randagismo è un'emergenza nazionale» scrive in una nota il presidente Carlo Scotti, sottolineando che «la tragedia di Modica si poteva evitare». Scotti parla di «eccesso di delega alle amministrazioni territoriali al quale si può rimediare solo con una gestione uniforme e omogenea che coinvolga tutti gli attori della prevenzione veterinaria e del controllo della popolazione canina».



NESSUN CANILE - Il sindaco ha ammesso di non essere in regola con la legge che impone ai Comuni di avere un canile. Per questo i 50 cani, dopo l'aggressione a una turista l'estate scorsa, erano stati affidati al privato. «Siamo indietro anni luce, stiamo cercando di costruire una struttura, ma abbiamo solo 15mila euro all'anno in bilancio per le società che chiamiamo per portare i cani in canile. Il governo dia soldi per obbligare e mettere in condizioni le amministrazioni a costruirli».


:?: :?: :?: :!: :!: :!: il governo ha dato ad ogni comune i soldi, c'é chi li ha utilizzati per fare quello che doveva, chi li ha RUBATI, come in questo caso.


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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Mon Mar 16, 2009 9:15 pm 
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Joined: Fri Feb 20, 2009 11:37 am
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Sembra quasi che fino a ieri tutti fossero all'oscuro che in certe realtà manca tutto...Dall'assistenza agli anziani alla quella degli animali randagi.
Forse,se vivessimo in un era meno consumistica,dove l'importante è apparire e non essere,molti canili potrebbero svuotarsi...
Ma che sto dicendo?!?!?!
Ma v'immaginate il moccoso del quartiere di Napoli che va a prendersi il cane con pedegree perchè si deve "sparare le pose"?
Oppure il fighettino che non va al canile perchè per lui le bestie di tale posto sono "difettate"...
In ogni cosa ci vuole cultura...
Forse,chi guadagna e,forse,specula sugli animali domestici,dovrebbe trasmettere spot in cui non si vedono labrador campioni del mondo andare a mettere il muso nella ciotola,bensì potrebbero mettere meticci...Un pò come fece una compagnia telefonica anni fa.


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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Sat Apr 18, 2009 4:45 pm 
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il wwf festeggia questo fine settimana le sue riserve naturali, tenendole aperte al pubblico.

approfittatene!

vi consiglio una ottima escursione (dovrebbe essere ad accesso gratuito, almeno così era) ad una delle riserve naturali:

Riserva naturale Cratere degli Astroni




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 Post subject: Re: respect the nature! ambientalismo!
PostPosted: Mon May 04, 2009 7:49 am 
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Maree e acque salate, la nuova energia
Così aumentano le alternative a gas e petrolio. Sono già 60 i progetti messi in campo in Europa

*se leggete, vedrete che manca all'appello...l'italia, la *****ola italiana...quasi circondata dal mare...

Allacciare le cinture. Se, come pensano molti, la ripresa dopo la crisi comincerà dalla Cina, quel giorno accadrà laggiù quel che ac­cadde in America, negli anni Cinquanta: una clas­se media appena consolidatasi, in un Paese che già è il primo produttore al mondo di auto, si met­terà al volante, sulla via della motorizzazione di massa. Il mito «on the road» ri-raccontato in man­darino, i motel e i rifornitori scintillanti lungo le autostrade che porteranno da Canton alla Mongo­­lia: forse non è fantascienza. Ma senza i rifornito­ri, niente 4 ruote: il primo effetto della ripresa eco­nomica sarà appunto un'impennata della doman­da di energia. Nella recessione attuale, è «del tut­to possibile» un calo di 1,5 milioni di barili di pe­trolio al giorno, pari al 7% del consumo totale, so­lo nei consumi energetici degli Usa; e un calo pa­rallelo della domanda: così la pensa Steven Kopi­ts, direttore della Douglas-Westwood, una socie­tà americana che analizza i mercati energetici. E lascia capire: il resto del mondo seguirà a ruota.

Ma se la Cina si metterà poi al volante, scatterà il meccanismo opposto, come ai tempi del «boom» in Occidente: quando dal 1960 al 1972, ricorda an­cora Kopits, «la domanda globale di petrolio au­mentò di 30 milioni di barili al giorno, quasi 4 vol­te l'odierna produzione dell'Arabia Saudita». Su, giù, di nuovo su: ci attende un grafico da monta­gne russe. E la Cina ha la più grande forza-lavoro al mondo, 800 milioni di persone, il doppio di Usa, Giappone e Unione Europea messi insieme: quanto produrrà, una volta lanciata «on the road»? Gli esperti tacciono. Ma una cosa, la dan­no per scontata: in una situazione così incerta, con petrolio e gas che già scarseggiano, bisogne­rà ricorrere sempre più alle energie rinnovabili. È anche per questo, che la Ue si è data per il 2020 un obiettivo molto ambizioso: almeno il 20% del­l’energia dovrà essere tratta da fonti rinnovabili. Il vento, il sole, il calore geotermico nascosto sot­to la crosta terrestre. E il mare. Gli oceani, che co­prono il 75% della terra. E che di energia trabocca­no, ma sono anche custodi gelosi ed esosi, giac­ché i loro segreti costano. Già nel 1607, nella Nuo­va Scozia canadese, un mulino azionato dalle ma­ree produceva 25-75 Kilowatt/ora. Nel 1799, ci si provò anche in Europa. Nel 1909, un porto della California fu illuminato dall'energia «rubata» alle onde. Poi, un lungo silenzio. Fino a pochi anni an­ni fa, quando partirono le prime turbine sottoma­rine, i «mulini a vento degli oceani» che con le loro eliche trasformano l'energia idraulica in mec­canica e poi — attraverso un convertitore — in energia elettrica.

Principio semplice: il volume, la densità dell'acqua, sono 800-850 volte maggiori di quelli dell'aria, e perciò — almeno in teoria — con minor «sforzo» le eliche producono di più. Grazie a queste e ad altre diavolerie, oggi, per la prima volta il mare fornisce regolarmente energia a molti Paesi. Poca, ma buona. Sfruttando le sue 5 «forze»: le maree (cioè il potenziale energetico ri­cavabile dalla differenza in altezza fra l'alta e la bassa marea); le correnti prodotte dalle maree o dai venti (energia cinetica ricavabile dal movi­mento orizzontale dell'acqua); il gradiente di sali­nità (là dove un fiume si getta in mare, le acque dolci si mescolano a quelle salate e la diversa sali­nità crea una differenza di pressione, cioè una po­tenziale fonte di energia); infine, la differenza di temperatura fra la superficie dell'oceano e le sue acque profonde, da cui scaturisce energia termi­ca. La parola «differenza» ricorre ovunque perché il mare è per sua natura mutevole, incostante, ge­neratore di contrasti fisico-chimici: e perciò ap­punto, sorgente di energia. Per esempio: da solo, il gradiente di salinità avrebbe nel mondo un po­tenziale sfruttabile da 2000 Terawatt/ora per an­no (un Terawatt/ora equivale a un miliardo di kilowatt all'ora, ndr).

Nei calcoli dell'Iea, l'Agenzia inter­nazionale dell'Energia, l'uomo di oggi consuma in elettricità circa 15.400 Terawatt/ora per anno, e il 13% potrebbe essere «coperto» proprio dalle onde. La realtà è ov­viamente più modesta: i mari eu­ropei, nel 2006, hanno prodotto «appena» 550 Gigawatt/ora di elettricità (un Gigawatt equivale a un milione di kilowatt). Ma è mol­to, se comparato al niente di po­chi anni fa. Spiega Nathalie Rous­seau dell'«Agenzia Ocean Ener­gy», che a Bruxelles affianca la Ue in questi studi: «Secondo certe sti­me le correnti possono produrre nel mondo oltre 800 Terawatt/ora per anno; e il gradiente termico, 10 mila; e le maree, oltre 300... Insomma, un teso­ro da esplorare. E fra i Paesi con un potenziale molto alto di energia marina, c'è anche la vostra Italia con lo Stretto di Scilla». Se si considerano i progressi delle energie rinnovabili nei Paesi Ue, alla voce «oceano» appare per decenni uno zero, mentre la voce «vento» cresce del 19,9% all'anno. Ma nella proiezione 2010-2020, le voci si inverto­no: «vento», 8,5%, «oceano» 17,5%.

In America, si progetta di ancorare dei «muli­ni » in mare davanti alle coste della Florida, o vici­no al ponte Golden Gate di San Francisco. E sono stati stanziati 3 milioni di dollari per calare verso la foce dell'East River di New York, in 10 anni, 300 turbine che riscalderanno migliaia di case, sfruttando le correnti del fiume e del mare. Nella Ue, invece, si contano 60 progetti attivi o pianifi­cati: boe gigantesche, dighe galleggianti, rotori computerizzati, c'è un po’ di tutto. E tutto nell'ac­qua. Francia e Inghilterra, che hanno maree di 10 metri, sono in testa. Ma c'è anche il portoghese «Pelamis», che fornirà energia a duemila fami­glie: un serpentone composto da cilindri, che bal­lando sulle onde attivano dei generatori. O il cen­tro sperimentale «Billia Croo», in Scozia, dove si studiano cavalloni alti 12 metri e correnti da 4 me­tri al secondo. C'è la «Fattoria delle Onde» in Cor­novaglia. E «SeaGen», in Irlanda del Nord, siste­ma di turbine che riscalda mille case. E il «Drago­ne delle onde», in Danimarca. Ancora in Danimar­ca, si sperimenta una centrale galleggiante chia­mata «Poseidon». Come il dio greco del mare: cui venivano attribuite 42 amanti, proprio per la sua energia inesausta. Anzi, rinnovabile.


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